Restare incinta per quanto mi riguarda è stato un percorso spirituale più che fisico. Ecco la mia storia fra paure e speranze.

Lavoravo da tempo nei servizi educativi, vivevo immersa fra i bambini e i loro genitori. Era facile per me immaginarmi come mamma, sapevo già tutto: ero pronta!

Ho cominciato a sognare una gravidanza senza rendermene veramente conto, per me era naturale, io ero già mamma solo che ancora il mio bimbo non si era palesato.

Posso dire di aver vissuto la mia vita facendo tutto quello che era necessario per non avere grandi rimpianti. Ho collezionato esperienze, ho viaggiato, mi sono innamorata, mi sono circondata da amici, mi sono appassionata.

Arrivata ad un certo punto, ebbra di gioia e di vita, all’apice della mia felicità (o almeno così pensavo) io e mio marito abbiamo capito che, traboccanti d’amore, dovevamo muoverci verso qualcuno che avrebbe custodito ed amplificato questo sentimento.

La ricerca: un viaggio di speranza e sconfitta.

Abbiamo iniziato a cercarti sottovoce, facendo finta di non pensarci, ma ogni mese di mestruazioni per noi era una sconfitta. Assieme alla sconfitta si instillava il germe della paura: e se qualcosa non funziona? Se io non funziono?

La paura portò con sé la più grande crisi che io e mio marito abbiamo mai attraversato. Ci siamo persi e recuperati per un soffio, ci siamo detti che senza la coppia non c’era nulla.

Così, devastati e svuotati, ci siamo fermati.

La mia vita è costellata di stop e accelerazioni. E’ stato così anche in questo caso. Accelero a tal punto da arrivare ad un passo dallo schianto.

Io e Michi abbiamo passato un mese di isolamento, sapevamo che provare a ritrovarci nel caos del mondo era rischioso, non ci avrebbe permesso di concentrarci su di noi.
Abbiamo passato nottati in bianco a parlare come probabilmente non abbiamo mai fatto, abbiamo pianto e ci siamo spogliati di tutti gli scudi e i muri che avevamo alzato per proteggerci.

Scoprii di essere incinta il 17 agosto 2016 di ritorno da un viaggio in Thailandia, dopo poco scrissi un articolo per Briciole di Nido che recitava queste parole:

Ma per quanto poco valore abbiano le mie parole, estrapolate dal mondo piccolo fatto dalle mie esperienze, una donna non è meno donna se non porta nel grembo un bambino, così come un uomo non è meno uomo se non potrà mai diventare papà.
Sono rimasta incinta quando ho compiuto il mio primo gesto da mamma: l’
EGOISMO.

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Il primo trimestre: la paura che fosse tutto un sogno.

Chissà perché basta un niente per farci rovinare la festa?

Quando una donna rimane incinta, il suo corpo inizia a gridare. Il seno ti duole, la pancia gorgoglia, i doloretti e le perdite si sprecano.

Annunciai la gravidanza praticamente subito, facevo l’educatrice di asilo nido ed essendo lavoro a rischio avevo l’obbligo di assentarmi fin dal primo giorno.

Questo mi portò a parlare con una collega che aveva da poco avuto una bimba, la conversazione si svolse all’incirca così:

_ Che bello! Quindi sei incinta! Quando hai la visita di controllo?

_ Guarda presto, il ginecologo ha detto che probabilmente non si vedrà ancora il cuoricino battere, ma quanto meno si vedrà la camera


_ Si, probabilmente ti fa andare per scongiurare l’ovulo bianco

Ovulo bianco, da Wikipedia:

è una condizione clinica in cui, come conseguenza dell’impianto in utero di un ovulo fecondato, non si sviluppa né un embrione, né il suo sacco vitellino.

Bastarono quelle due parole per rovinare i momenti più felici dell’inizio di una gravidanza, quelli dove sogni ad occhi aperti, ti fai scorpacciate di libri e sorridi in modo nervoso davanti alle persone che non sanno ancora il tuo piccolo segreto.

Trascorsi i giorni a pensare che nella mia pancia custodivo una bugia, quello che il mio corpo mi stava dicendo non era più “tra poco sarai mamma” ma “non illuderti sorella, ti sto prendendo in giro“.

Grazie al cielo il mio corpo è più saggio di me, delle mie paure se ne è altamente infischiato.

Il secondo trimestre: il primo istinto materno.

Il secondo trimestre è stato come si suol dire una passeggiata, ero in forze, il mio corpo era perfettamente a suo agio.

Ma le complicazioni non tardarono ad arrivare, a febbraio provai la paura più grande che questa gravidanza portò con sé.

Era un sabato mattina, io e Michi ci stavamo abbracciando e proprio lì, nel posto per me più sicuro al mondo, sentii un fiotto di liquido caldo accarezzarmi le gambe.

Nessun dolore, solo la sensazione di caldo e bagnato. Pensai mi si fossero rotte le acque, ma una volta abbassati i pantaloni mi accorsi presto che non si trattava di acqua: era sangue.

Chiamammo l’ambulanza eppure mi sentivo stranamente calma. Tommaso era lì e si muoveva nella mia pancia.

Raro sentirlo muovere al mattino, ma quel giorno era diverso, lo sentivo accarezzarmi da dentro, era il suo modo per dirmi di stare tranquilla e si: io ero tranquilla.

Il mio bambino mi stava parlando e mi stava dicendo “mamma sono qui e sto bene“.

Accarezzavo la pancia e gli raccontavo quello che stava accadendo, ci avrebbero portati in ospedale in ambulanza e non avrebbero acceso la sirena per non spaventarlo, Michi era bianco e con lo sguardo perso. Anche io avevo paura, ma tu mi dicevi di stare calma e mi sono fidata di te, ho fatto bene.

Terzo trimestre: energia e attesa

La fine della mia gravidanza è stata una passeggiata, portavo in giro la mia pancia con una disinvoltura che non avevo mai avuto prima di allora, anche prima di restare incinta!

La lezione più grande è stata rendermi conto che è proprio vero che abbiamo tutti la nostra magnifica unicità.

Per molti l’ultimo trimestre è quello più pesante, la pancia pesa, la schiena duole, le caviglie si gonfiano e tu sei in balia degli eventi anelando al momento nel quale finalmente abbraccerai il tuo piccino.

Per me tuttavia, il terzo trimestre è stato quello nel quale avevo più energia, le paure brutte sono passate e finalmente potevo godermi la gioia dell’attesa senza il timore di chissà quali complicanze.

Il parto e la vita si stravolge

Il mio parto è stato indotto dopo un ritardo di circa una settimana, io che sono sempre stata abituata ad avere tutto e subito, ho dovuto imparare la lezione più grande della mia vita: l’attesa.

Tommaso è nato il 5 maggio 2017 alle 10,51 del mattino. E’ venuto al mondo perché lo hanno costretto, lui probabilmente si sarebbe preso altro tempo.

Così gli ho fatto una promessa: è stata la prima e l’ultima volta nella quale ti imporrò i miei tempi, d’ora in avanti se lo riterrai opportuno, aspetterò.

To be continued…

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