7!
Anzi no, 9 ,5
No no aspetta, però c’è quella persona che è decisamente meglio di me, quindi io sono meno… E poi c’è anche quell’altra e quell’altra ancora!
Dai diciamo 5, la sufficienza non la raggiungo ma per un pelo.

Io non so quanta percentuale di popolazione faccia questo tipo di ragionamento ma indipendentemente da ciò, io rientro proprio in questa percentuale.

Sono la regina del “sentirsi sbagliata” dovrei pensare a dei corsi online sul fornire scuse per ogni evenienza e vittimizzarsi oltremisura.

Sto preparando un video domande e rispostesul mio canale Youtube e una ragazza mi ha chiesto come fossi io da bambina.

Da bambina ero leggera e pesante insieme. Incredibilmente non mi piaceva mangiare e per questo ero piuttosto gracilina, a guardarmi ora non si direbbe vero?

Comunque ero leggera, ma anche pesante perché mi sono sempre sentita piccola e decisamente meno capace degli altri… E’ triste sapere che questo genere di pensieri possano popolare anche la mente dei più piccini, ma noi esseri umani siamo complessi e dio solo sa dove saremmo ora se ci ponessimo meno domande.

In quanto a me, lo vedo molto chiaramente il momento nel quale ho cominciato a sentirmi così.

Sono nata a Milano e per i primi quattro anni di vita ho abitato assieme ai miei genitori nella via accanto a dove abito ora. Stavo bene, per quanto mi ricordi ovviamente.

Mi piaceva andare all’asilo e avevo buoni amici, per esempio avevo Lucia chiacchierina, la chiamavo così perché parlava un sacco!

Ma le scelte che investono la vita dei bambini le fanno i loro genitori, così i miei, spinti dalla voglia di avere una casa più grande e nel verde, hanno deciso di spostarsi fuori Milano a 30 km da quello che allora era il mio mondo.

Ricordo come fosse ieri, e non scherzo, il primo giorno di scuola materna nel mio nuovo paese in provincia di Milano.

Il primo commento fatto dai miei nuovi compagni è stato “Tappia? Ma che nome è? Sei un tappo?” il tutto seguito da fragorose e grasse risate.

Così eccomi lì, in un paese nuovo, una scuola nuova e senza amici che avevano voglia di chiacchierare con me se non per prendermi in giro e ridicolizzare il mio cognome.

E’ stato in quel momento che ho capito quanto non fossi adeguata. Facevo parte del gruppo dei grandi ma ero la più piccola (sono nata il 20 dicembre), ero una femmina ma avevo capelli cortissimi, tutti i miei compagni erano nati in quel posto e avevano cominciato l’asilo insieme, io arrivavo da fuori. Potrei andare avanti ma mi fermo.

Poi sono arrivate le elementari e io, che ho sempre fatto fatica ad andare allo stesso passo degli altri, mi sono ritrovata in una classe che aveva un tempo molto diverso dal mio, con un’amica che diceva di essere la mia amica del cuore e poi l’ho beccata dire ad una bimba più grande che io le ero antipatica perché non sapevo parlare e avevo la voce da bimba piccola. 

Incredibile come le dinamiche di relazioni sociali nei bambini siano identiche a quelle fra adulti, vero?

Le maestre mi punzecchiavano sempre con un “Saraaaaaa! Scendi dalle nuvole e torni fra di noi?”

Il buco nero delle medie lo evito, meglio così.

E insomma, la storia della mia inadeguatezza procede di pari passo con il mio percorso scolastico, è cresciuta fino all’università, quando scelsi l’apoteosi della presunzione accademica: il corso di laurea in Filosofia 

Eh! Ma allora sei masochista!

Forse si, o forse sono coraggiosa… Ho deciso di cominciare a pensare meglio di me.

E chissà se fra le persone che mi leggono e che mi ascoltano oggi, c’è qualcuno del mio passato.

Se ci sei sappi, che sono tentata di chiederti cosa pensi di me ora, ma non lo farò.
Non mi importa più.

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